Last Word, Il cocktail quasi dimenticato

C’è una magia tangibile nei cocktail che riescono a sopravvivere all’oblio.
La storia del Last Word ha proprio il sapore di un grande classico dimenticato nel tempo e poi risorto alla conquista della miscelazione moderna.

Un viaggio lungo un secolo

Le prime tracce scritte di questa gemma a base di gin ci portano indietro al 1951, tra le pagine del celebre libro “Bottoms Up!” di Ted Saucier.
La sua nascita vera e propria, tuttavia, risale ai ruggenti anni ’20:
tra le pareti eleganti dell’Athletic Club di Detroit veniva servito questo drink dal bilanciamento perfetto.
A portarlo al grande pubblico e a farlo brillare nei locali di New York fu il celebre attore di vaudeville Frank Fogarty, noto per la sua capacità di avere sempre “l’ultima parola”.

Eppure, dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Last Word sembrava destinato a dissolversi nelle memorie della mixology.
Per decenni se ne persero quasi le tracce, fino a una notte del 2004.

Il bartender Murray Stenson, sfogliando quasi per caso una vecchia copia del ricettario di Saucier dietro al banco del suo locale a Seattle, decise di proporlo ai propri clienti.
Fu una scintilla: la voce si sparse rapidamente tra Seattle e Portland, trasformando il cocktail in una vera mania che nel giro di poco tempo ha conquistato i banconi di tutto il mondo, fino all’ingresso trionfale nella lista dei cocktail ufficiali IBA.

La formula dell’equilibrio perfetto

Ciò che rende unico il Last Word è l’uguaglianza assoluta delle sue parti.
Quattro ingredienti forti, complessi e apparentemente opposti che si fondono in un’armonia liquida sorprendente.

Gli ingredienti

2,25 cl di Gin
2,25 cl di Chartreuse Verde
2,25 cl di Maraschino
2,25 cl di Succo di Lime fresco

Come si prepara

Rinfrescate accuratamente una coppetta da cocktail riempiendola di ghiaccio o riponendola per il tempo necessario in freezer.
Versate tutti e quattro gli ingredienti in pari dosi nello shaker con abbondante ghiaccio (Consigliamo un cobbler).
Agitate con decisione e vigore per amalgamare al meglio la nota balsamica della Chartreuse con la dolcezza del Maraschino e la freschezza del lime.
Filtrate con cura nella coppetta ben fredda.
Nessun orpello o guarnizione: la ricetta originale non prevede alcuna decorazione, lasciando che sia l’inconfondibile sfumatura verde e il profilo aromatico a parlare da soli.

Non sempre, ma qualche volta, l’ultima parola è davvero quella che conta.