L’Eredità della Corsa all’Oro: Il Martinez

Se il mondo della miscelazione avesse un albero genealogico, il Martinez ne occuperebbe il ramo più affascinante.
Sospeso in quel territorio magico e d’ombra che separa l’era dei drink dolci dell’Ottocento e il regno secco e minimale del Dry Martini, questo cocktail non è semplicemente una ricetta: è una macchina del tempo in coppa.

Entrare nel mondo del Martinez significa fare un viaggio indietro negli anni, quando il gin profumava fortemente di ginepro dolce e i banconi dei bar erano illuminati dalla luce calda delle lampade a gas.

La Leggenda e la Corsa all’Oro

Come per ogni grande classico della alchimia liquida, la vera storia del Martinez si perde nella nebbia dei racconti da bancone, divisa tra mito e realtà.

La leggenda più popolare ci porta dritti in California, intorno al 1870, negli anni ruggenti della Corsa all’Oro.
Si racconta che un minatore, con le tasche finalmente piene di pepite e la gola secca dopo settimane di duro lavoro, entrò nel saloon del barman Julio Richelieu, nella cittadina di Martinez.
Il minatore chiese qualcosa di speciale per festeggiare prima di rimettersi in viaggio verso San Francisco. Richelieu mescolò ciò che aveva a disposizione e servì un drink così memorabile che prese il nome della città stessa.

Un’altra versione (forse ancor più suggestiva per chi ama la storia del bartending) attribuisce la paternità a Jerry Thomas, noto come “The Professor”, il padre fondatore della miscelazione moderna.
Nel suo celebre ricettario del 1887 compare infatti una delle prime tracce scritte del Martinez, descritto come una variante più ricca e morbida per i palati dell’epoca.

Comunque siano andate le cose, una cosa è certa: dal 2020 l’IBA (International Bartenders Association) gli ha finalmente restituito il posto d’onore che merita, inserendolo tra i suoi cocktail ufficiali.

L’Anatomia di un Classico

Il Martinez è un perfetto equilibrio di contrasti:
la componente botanica e decisa del gin incontra l’avvolgente morbidezza del vermut rosso, mentre una pennellata di Maraschino e la spinta agrumata dell’orange bitter completano l’opera.

Gli Ingredienti

4,5 cl di Gin (assolutamente da provare anche con un Old Tom Gin)
4,5 cl di Vermut Rosso dolce
1 cucchiaino di Maraschino
2 drop di Orange Bitter

Come si prepara

Preparare un Martinez non è un atto di fretta, ma un piccolo rituale d’altri tempi.

Iniziate prendendo una coppetta da cocktail e riempitela di ghiaccio (o tiratela fuori dal freezer) per farla diventare gelida.
Riempite un mixing glass con cubetti di ghiaccio cristallini.
Versate il gin, il vermut rosso, il cucchiaino di Maraschino e le due gocce di orange bitter.
Con un bar spoon, mescolate delicatamente per una ventina di secondi.
Non dobbiamo shakerare: l’obiettivo è raffreddare e diluire il drink mantenendolo vellutato e limpido, senza incorporare aria.
Svuotate la coppetta dal ghiaccio di cortesia e, aiutandovi con uno strainer, filtrate il liquido prezioso nel bicchiere.
Spremete gli oli essenziali di una scorza di limone sulla superficie del cocktail, strofinatela sul bordo del bicchiere e lasciatela cadere all’interno.

Al primo sorso capirete subito perché questo drink ha attraversato i secoli: è complesso, profondo, caldamente avvolgente.
Il vero punto d’incontro tra il passato dolce dei cocktail d’epoca e il futuro secco del bartending moderno.